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Diliberto a Ferrara

 

Sintesi degli interventi tenuti presso la sala S. Francesco a Ferrara il 09/02/07  di fronte a centinaia di ferraresi - tra i quali molti giovani -  intervenuti. 

 

Segretaria Alexandra Storari: a Ferrara si e' voluta ribadire la linea responsabile di continuità tra il partito nazionale e la federazione. Veniamo da una storia importante, quella della responsabilità di governo assunta dal PCI. Un appello al senatore Rossi che recentemente ha dichiarato di non votare per il governo sulla questione afgana.

Trapella per la FGCI fa riferimento alla Costituzione come orientamento basilare per il nostro  partito.

Diliberto: la situazione politica nazionale e' turbolenta e anche complicata. Con la vittoria di Prodi e il referendum che ha bocciato l'orrenda "riforma" della Costituzione. Abbiamo vinto per un soffio le elezioni, ma la legge elettorale con i premi di maggioranza regionali ha determinato al Senato una sostanziale parità. Oggettivamente le difficoltà di voto in Senato sono quotidiane. La scelta di alcuni senatori eletti nel centrosinistra di non votare mette a rischio il governo. E' meglio che questi signori - se cade il governo - non si facciano vedere in giro. Ci attenderebbero infatti altri anni di Berlusconi. Il governo va aiutato anche criticandolo. Il governo e' sotto scacco non dalla sinistra cd "radicale" ma da tre poteri: Confindustria (tramite Casini), la Chiesa con interferenze politiche e attacchi alla laicità  - invito seriamente il cardinale Ruini, con i suoi attacchi ai pacs - a candidarsi alle prossime elezioni), gli Stati Uniti (che con la pressione degli ambasciatori sul tema Afganistan hanno operato una pubblica interferenza mai vista sul governo italiano). Noi il governo non lo faremo cadere, ma vogliamo portare a casa dei risultati. E' stata gestita male la finanziaria dal punto di vista comunicativo, e anche i risultati economici a livello dei redditi medio-bassi sono stati coperti dagli aumenti tariffari. C'e scontento popolare.  Siamo riusciti con un'asperrima lotta parlamentare a fare entrare in finanziaria una norma che garantisce la riduzione della precarietà del lavoro nella Pubblica Amministrazione.

Chi oggi si ammanta di "riformismo" in realtà e' un conservatore. Riformista era un tempo chi estendeva i diritti (la riforma della scuola media nel '62, lo Statuto dei lavoratori nel '70) oggi e' invece chi li riduce, come nel caso delle devastanti leggi di Berlusconi,  a partire dalla legge cd Biagi, dalla legge Moratti che negano diritti sul lavoro e nell'istruzione.

Due "missioni" sono ora impegnato a fare intraprendere a Prodi: portare l'obbligo di istruzione a 18 anni entro la fine della legislatura, investire nella cultura e nella ricerca ponendo in questo setore tutti gli introiti che vengono dalla lotta all'evasione fiscale.  Un appello a coloro che con la fine del PCI non hanno più fatto militanza: ora bisogna riprendere un percorso di unità, non solo degli eredi del PCI - Ds Rifondazione e noi - ma anche di questi vasti strati popolari che hanno smesso di assumere impegni politici dopo la fine del PCI.

Se prevarrà l'orientamento della confluenza DS-Margherita nel Partito Democratico, si porrà per noi non  la "questione comunista", bensì quella socialista, nel senso che bisognerà colmare il vuoto lasciato a sinistra facendo appello a tutte le tradizioni popolari politiche italiane,a cominciare dai socialisti, dai socialdemocratici.

Bisogna combattere anche all'interno del partito il virus del personalismo, di chi abbandona il partito perché non e' passata la sua candidatura o la sua linea. Stiamo facendo questo con severità perché e' indispensabile che qualcuno riesca a farlo, perché bisogna sottolineare la nostra dignità e diversità. Questo e' il dettato che ci viene da che 15 anni prima di mani pulite ha posto  la questione morale come questione politica. Ed e' stato sostanzialmente dimenticato.  Enrico Berlinguer ci ha insegnato prima ancora di una politica una correttezza di comportamento. In nome del suo insegnamento chiedo: aiutate questo partito, di cui il centrosinistra ha bisogno. 

Falce e Martello sono i simboli del lavoro, delle leghe contadine e operaie  e la grande sfida e' riannodare quel passato con il nostro futuro, con i giovani che devono sapere che quella storia l'abbiamo portata net terzo millennio. Veniamo da lontano e andiamo lontano.