Di sua spontanea iniziativa venerdì 19 dicembre 2008 viene a Cento Oliviero Diliberto e in una conferenza stampa a proposito delle minacce subite dal consigliere Nalin (vedi apologia del fascismo e insulti a gennaio, insulti ripetuti il 16 settembre, intimidazioni il 26 novembre in consiglio comunale) sintetizza la situazione centese in questi termini: "vi è un intreccio tra intimidazione continua di natura esclusivamente ideologico-fascista e gli affari". Come "risposta" compare sul sito del Comune una nota dell'ufficio stampa nella quale si accusa Diliberto di avere affermato che "il MALAFFARE è di questa amministrazione". Segue nella seduta consiliare del 22 dicembre 2008 una serie di attacchi a Diliberto ad opera delle destre e del presidente Orlandini che insistono sul "malaffare". La vicesindaca (Lega Nord) ripete "Fuori i nomi!". Dalla presidenza si levano grida circa l'offesa dell'onorabilità del Consiglio e della città di Cento. Qualcuno nel pubblico fa rilevare che i giornali parlano di AFFARI e non di "malaffare". Al che il capogruppo della Lega ribatte: che affare e malaffare hanno lo stesso senso.
Ora se dobbiamo tener fede a Freud sappiamo che dietro ogni errore, anche nel linguaggio, sta una profonda opera di rimozione alla fine della quale emerge ciò che normalmente l'io tiene segregato nel profondo. Insomma la sostituzione del termine "affare" con il temine "malaffare" non è per nulla casuale, è qualcosa che avviene come risultato di un incontrollato processo di liberazione rispetto ad un magma pulsionale che preesisteva nelle radici inconsce del soggetto.
Si può anche cercare risposta ricorrendo alla teoria dei condizionamenti: il soggetto è ormai abituato per esperienze ripetute ad associare automaticamente alla parola-stimolo AFFARE il concetto ed il termine (se non l'azione relativa) di MALAFFARE.
Vi può essere una terza ipotesi più semplice, e cioè che in ogni caso affare e malaffare vengano considerati come sostituibili, sovrapponibili. Questa terza ipotesi si presta però a due interpretazioni: è cioè il prodotto di una genuina convinzione o è il risultato di una operazione condotta in malafede?
Una quarta ipotesi potrebbe essere quella strutturalista, in base alla quale al fondo dell'errore sta una dinamica sociale, da ricostruire nella sua interezza ripercorrendo l'intero campo di azione così come si è effettivamente presentato, con tutto il complesso di interrelazioni personali. Ma per ricostruire questo scenario bisognerebbe avere - fotogramma dopo fotogramma - la serie totale delle varie azioni per tracciarne una dinamica temporale e misurarne l'intensità. In poche parole bisognerebbe avere una ripresa video della seduta consiliare. Ma l'autorizzazione alle riprese la doveva dare il presidente Orlandini il quale, nel caso specifico, si è ben guardato dal concederla. Senza mantenere l'impegno preso con i richiedenti (di Italia dei Valori) in base al quale avrebbe dovuto spiegare nel corso della seduta consiliare i motivi del diniego.
23 dicembre 2008
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