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1182/09


Al Presidente del Consiglio



oggetto: odg urgente – ddl sulle intercettazioni e ddl di riforma del processo penale: non si ponga il voto di fiducia nell'iter di approvazione di leggi che riguardano i diritti universali della persona; si rispettino i diritti costituzionali compromessi nell'attuale formulazione dei due ddl - appello al Presidente della Repubblica

CONSIDERATO

che il governo aveva tentato nel giugno 2009 di chiedere il “voto di fiducia” sul ddl intercettazioni attraversò un maxiemendamento

che alla predisposizione dell' emendamento aveva partecipato – insieme ad alcuni ministri del governo Berlusconi - anche l'onorevole Ghedini che è contemporaneamente avvocato difensore di Berlusconi in procedimenti giudiziari per i quali si sono raccolti elementi indiziari proprio attraverso l'utilizzo di intercettazioni

che l'abuso dell'utilizzo della questione di fiducia – piu' di venti richieste dall'inizio della legislatura - sta portando a una vanificazione delle norme parlamentari che prevedono il voto segreto sui temi costituzionalmente più delicati

che l'obiettivo di tale operazione è appare quello di impedire che ci possa essere una libera espressione - in particolare da parte dei parlamentari della stessa maggioranza - sul ddl

che il ddl sulle intercettazioni, limitando pesantemente la possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche come strumento di indagine, manca l'obiettivo di bilanciare le diverse esigenze costituzionali della giustizia e della persecuzione dei reati, della riservatezza dei cittadini e della fondamentale libertà di informazione

che il  ddl di riforma del processo penale, messo a punto dal ministro Alfano va contro l'art. Cost. 109 («l’Autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria») e contro l'art. Cost. 112 in quanto non rispetta il principio di obbligatorietà dell’azione penale.  In particolare, secondo il parere del CSM, la distinzione operata dal ddl tra “sezioni” e “ servizi “ di polizia giudiziaria appare difficilmente compatibile con l’assetto costituzionale nella parte in cui pone solo le prime ’alla dipendenzà dell’autorità giudiziaria, stabilendo per i secondi che agiscano ’sotto la direzione dell’autorità giudiziarià, ma non alle sue dipendenze». Tale distinzione non solo “risulta in contrasto con l’obiettivo di rendere efficace l’azione investigativa che è prevalentemente affidata ai servizi di polizia giudiziaria (notoriamente forniti di maggiori risorse umane e materiali)» ma «indebolendo il rapporto di subordinazione funzionale della polizia giudiziaria rispetto al pubblico ministero, si traduce in una sottrazione alla magistratura dei mezzi necessari per compiere le indagini e per concluderle celermente, finendo così per incidere negativamente sull’obbligatorietà dell’azione penale».

RILEVATO

che se non vi fosse stato un puntuale, ancorché irrituale, intervento del Presidente della Repubblica sul ministro Alfano co-firmatario del ddl sulle intercettazioni, il previsto varo del ddl risultante dal maxi-emendamento governativo avrebbe determinato per lo Stato e la società civile una resa nella lotta alla criminalità organizzata, in quanto gli inquirenti avrebbero avuto le mani legate nella acquisizione di prove contro i criminali, e sarebbe stato drasticamente ridotto il diritto alla libera informazione in particolare per tutto quanto attiene la lotta alla criminalità

che il ddl sulle intercettazioni, nella attuale formulazione, finisce per lasciare indifesi gli stessi operatori di polizia nelle fasi più critiche delle indagini, quelle nelle quali i criminali potranno scambiarsi liberamente comunicazioni telefoniche anche per ordire agguati, contromisure alle indagini in corso e altre azioni finalizzate ad ostacolare investigatori

che il ddl sulle intercettazioni, nella attuale formulazione, appare incostituzionale nella misura in cui non consente le intercettazioni telefoniche e ambientali per tutelare gli agenti sotto copertura che espletano indagini in materia di stupefacenti ed armi

IL CONSIGLIO COMUNALE DI CENTO

SI APPELLA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SUPREMO GARANTE DELLA COSTITUZIONE E DEL PRINCIPIO DELL'UGUAGLIANZA DI TUTTI I CITTADINI DI FRONTE ALLA LEGGE, AFFINCHÉ' PROVVEDA A FARE RISPETTARE IL LIBERO DIBATTITO PARLAMENTARE E I PRINCIPI COSTITUZIONALI COLPITI DALLA ATTUALE FORMULAZIONE GOVERNATIVA DEL DDL SULLE INTERCETTAZIONI E DEL DDL DI RIFORMA DEL DIRITTO PENALE .

Cento, 16.7.2009

Catullo Nalin