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V Congresso del PdCI sezione Cento - Alto Ferrarese
- la relazione della segretaria
Nella sede del Pdci di Cento in via Gennari 82 si è tenuto il congresso della sezione del PdCi di Cento-Alto Ferrarese presieduto dalla segretaria provinciale Alexandra Storari, che ha esercitato anche il ruolo di garante e ha concluso il dibattito. Erano presenti - e sono intervenuti - i rappresentanti locali di Sinistra Democratica, di Lega Ambiente, e di RIfondazione Comunista. Il segretario del PD centese ha inviato un caloroso messaggio di buon lavoro.
Sono state discussi e votati i due documenti presentati nazionalmente.
Dopo le operazioni di voto sui due documenti Alexandra Storari in qualità di garante proclama il risultato: votanti 12: il primo documento (del CC) 1 voto; il secondo (mozione Bellillo) 10 voti, 1 astenuto.
A conclusione del dibattito sono stati eletti i delegati Suleiman Abdulkadir, Sauro Branchini, Lidia Cantori, Elena Grimaldi, Catullo Nalin per il congresso provinciale che si terrà a Ferrara il 12 luglio; è stato eletto il direttivo della sezione ed è stata eletta Elena Grimaldi conferma segretaria della sezione.
La relazione introduttiva è stata tenuta dalla segretaria uscente Elena Grimaldi: ne diamo integrale pubblicazione.
Relazione della segretaria Elena Grimaldi
Questo congresso non è né poteva esser come gli altri; è stato deciso all’indomani della grave sconfitta che l’intera sinistra raccolta sotto il simbolo “La Sinistra – l’Arcobaleno”ha subito alle recenti elezioni politiche del 13 aprile in seguito alla quale siamo stati esclusi irrimediabilmente dal parlamento, che non è cosa irrilevante dal momento che ci ritroviamo oggi nella impossibilità di portare avanti in modo efficace la linea politica che insieme stavamo tentando di costruire. Per la maggior parte delle persone noi oggi non esistiamo più.
E’ dunque per noi – e in questo caso in particolare per me che oggi devo qui davanti a tutti voi relazionare – un compito particolarmente delicato e difficile: quello di affrontare il più possibile in modo semplice un’analisi su quanto è accaduto per indicare delle possibili soluzioni chiedendo a tutti un altrettanto contributo di idee e di impegno per superare questo momento e cercare possibilmente di comprendere l’intero quadro politico ed economico che sta alla base di quanto è successo.
Un compito assai difficile.
Non è però nelle mie intenzioni questa sera di affrontare tutti gli aspetti ed individuare le diverse problematiche: non basterebbe il tempo e non è questo il mio compito anche perché credo sia più importante lasciare ampio spazio al dibattito – che mi auguro possa essere il più aperto e franco possibile. Farò di tutto per non cadere nelle solite liturgie che finiscono per ingessare il confronto. Per questo cercherò di rimanere ai punti essenziali.
Questo è il congresso – è bene chiarirlo subito – del Partito dei comunisti Italiani che si presenta qui oggi ancora con il proprio simbolo e con l’intera propria storia alle spalle. Noi nasciamo nel ’98 da una scissione del Partito della Rifondazione Comunista allo scopo di sostenere il governo Prodi che va in crisi in seguito a quella che noi allora considerammo la sciagurata scelta di Bertinotti di farlo cadere. Già da allora si delineava in modo chiaro quella che doveva essere sempre la nostra strategia di fondo: il sostegno alla coalizione del centrosinistra, di cui Prodi ha sempre rappresentato l’unità, nella consapevolezza convinta che al di fuori di tale schieramento non fosse né è possibile per noi, e no solo per noi ma per l’intera sinistra, esercitare un ruolo che ci permettesse di esprimere quella cultura di governo intorno alla quale da sempre abbiamo inteso lavorare. Questo, voglio fortemente sottolinearlo, rimane il nostro intendimento centrale.
Sulle possibili future prospettive che ci si possono aprire per restituirci la possibilità di realizzare questo che per noi rimane l’obiettivo principale, dai nostri organi dirigenti sono state formulare due mozioni:
Ø la prima “Ricostruire la sinistra-comuniste e comunisti, cominciamo da noi”, mozione espressa non solo dal nostro segretario nazionale Oliviero Di liberto ma dall’intero gruppo dirigente a firma del Comitato Centrale;
Ø la seconda “Una necessità per il paese-unire la sinistra”, firmata da Katia Bellillo e Umberto Guidoni, insieme ad un gruppo di compagne e compagni.
Si tratta in ambedue i casi di documenti ufficiali., di spessore politico, che intendono – e certamente riescono – a sostenerci nello sforzo non semplice di comprendere i motivi di questa sconfitta e che cercano, seppure in modo diverso, di indicare la strada per superare il momento drammatico che stiamo vivendo. L’intenzione è in ambedue i casi quella di arrivare a ricostruire la sinistra che in questi ultimi anni si è andata frantumando superando le differenze che davanti alla gravissima situazioni in cui versa il paese riteniamo debbano sempre più apparire inutili a tutti. La preoccupazione non è esclusivamente e tanto rivolta alla tenuta dei nostri schieramenti politici; la preoccupazione nasce soprattutto dalla considerazione delle gravi difficoltà in cui oggi si trova il nostro paese, difficoltà che non potranno che aumentare nel futuro.
Quali sono gli elementi centrali di queste due mozioni?
La prima risulta più approfondita e costruita su di una analisi che cerca di cogliere le cause di fondo che hanno prodotto questa “vittoria della destra” che apre per tutti noi scenari inquietanti. Berlusconi ha davvero vinto e dispone di una larga maggioranza parlamentare; la Lega Nord sembra essere la nuova protagonista che trionfa alimentando le peggiori sub-culture rivolte ad utilizzare la “paura” diffusa e prodotta dalla grave crisi che non è solo economica ma anche energetica e ambientale, che colpisce l’intero mondo sviluppato, ma in proporzioni maggiori il nostro paese che in Europa rappresenta uno degli anelli deboli e più esposti alla competizione globale.
Di qui le campagne xenofobe, irrazionalmente rivolte a scatenare le guerre tra poveri, pericolose nelle loro assurde e violente manifestazioni, il cui unico scopo è quello di colpire i più deboli, quasi fossero loro la causa dei nostri problemi. Vicende che ci ricordano momenti più drammatici della nostra storia, quelli che davvero non avremmo più voluto vedere. La militarizzazione del territorio; le prese di posizione di ministri che vanno declamando poteri che credevamo dovessero essere sottoposti a verifiche di organismi democraticamente eletti per il rispetto dei diritti di tutti; il tutto accompagnato da continue e sempre più spettacolari campagne mediatiche che vogliono rassicurarci del fatto che il nostro paese è oggi guidato da un manipolo di uomini forti “mandati dalla provvidenza”.
La seconda mozione (Katia Bellillo) procede attraverso un’analisi critica e articolata per individuare gli aspetti centrali della crisi economica e politica che si è andata delineando in questi anni, per rivolgere poi la sua attenzione in particolare al fallimento della proposta della Sinistra Arcobaleno, sottolineando in modo puntuale l’esigenza fondamentale per il mondo del lavoro e per tutte le forze democratiche di ricostituire l’unità della sinistra ricordando come il nostro partito sia nato con una fortissima vocazione unitaria e come tale obiettivo sia di valenza strategica tanto più urgente in questo momento.
Quali le responsabilità del Partito Democratico rispetto alla situazione attuale? E quali le nostre? Mi limito a ricordare solo alcuni avvenimenti recenti:
Ø 1.il 14 ottobre 2007 nasce il PD, che cancella il Partito dei DS. DS significava Democratici di Sinistra, ora rimane solo il termine “Democratici”. L’intero quadro politico ne è stato modificato. A Cento la cosa è risultata particolarmente evidente: sono cambiati tutti i protagonisti e i quadri dirigenti.
Ø 2.Il 19 gennaio 2008 Veltroni annuncia l’intenzione di “andare da soli” nel caso ci fossero prossime elezioni! Il 24 gennaio Mastella toglie il sostegno al governo e Prodi, dopo la doverosa verifica in Parlamento, si dimette.
Ø 3.Veltroni conferma la propria intenzione di andare alle elezioni da solo: inizia l’era dell’autosufficienza “si può fare”. I fatti non gli daranno ragione. Senza la coalizione non si può fare, neanche facendo appello al voto utile; il PD riesce a demolire la sinistra ma non a sfondare al centro. I cattolici rimangono una rocca inespugnabile.
La Sinistra intanto costruisce l’Arcobaleno; un percorso che era già stato avviato all’inizio del dicembre 2007. Il cartello elettorale viene approntato con moto accelerato e senza riuscire a costruire una sintonia tra le parti. Questa sicuramente una delle tante cause della nostra sconfitta. Ma le nostre responsabilità vanno ben oltre.
Da una parte sono molti oggi quelli che accusano i partiti della sinistra di avere indebolito Prodi attraverso una continua azione di critica e di disturbo senza peraltro riuscire a portare a casa nulla che potesse in qualche modo giustificarne l’operato.
Dall’altra la sinistra viene accusata di aver accettato supinamente le decisioni del governo che attraverso la politica dei due tempi (risanamento e poi redistribuzione) è stata giustamente sentita come un tradimento da parte dei ceti popolari cui noi dovevamo dare rappresentanza e che aspettavano un risarcimento sociale e ai quali sono stati chiesti solo sacrifici.
Ma le nostre responsabilità sono molte altre ed è nostro compito oggi individuarle con chiarezza: siamo stati confusi; aggressivi all’esterno e incapaci di produrre alcunché laddove dovevamo portare a casa dei risultati; difficilmente abbiamo trovato il linguaggio giusto per parlare con chi ha bisogno di indicazioni chiare. La nostra non mai è stata una presenza costante, né siamo riusciti a stabilire rapporti continui col mondo del lavoro e sul territorio. Perché tutto questo? Sicuramente perché in passato abbiamo privilegiato i nostri contrasti interni dimenticando che prima di tutto bisognava e bisogna rimanere uniti di fronte ad una destra che si stava organizzando in maniera sempre più articolata e continua, che noi abbiamo sempre sottovalutato nella convinzione che la Costituzione Italiana rappresentasse una conquista definitiva e tale da proteggerci da qualunque tentativo di involuzione reazionaria.
In particolare non abbiamo capito e saputo – durante la campagna elettorale e anche prima – affrontare il tema della sicurezza, lasciandolo in mano ai nostri avversari, che l’hanno utilizzato soltanto nella direzione della cosiddetta “microcriminalità”, quasi fosse solo questo il problema presente oggi nelle nostre città, quando proprio Berlusconi durante l’intero suo governo 2001-2006 tanto ha fatto per delegittimare il lavoro e l’indipendenza della magistratura al solo scopo di difendere i propri e poco chiari interessi personali!
Avremmo dovuto noi invece con maggiore capacità affrontare sempre, non solo durante la campagna elettorale, il gravissimo problema del numero preoccupante delle morti sul lavoro, dove la sicurezza è legata agli aspetti della precarietà, del produttivismo e dei mancati controlli.
E ancora tema di sicurezza è quanto si riferisce al vasto e grave problema della violenza sulle donne che nel 70% dei casi – questo ci dicono i dati Istat – viene consumata tra le mura domestiche. La mentalità stessa delle donne è tale per cui molte non parlano per paura, per vergogna o per un malinteso senso di dignità; molte anche per mancanza di una cultura alla legalità. Vicende alle quali nei giorni recenti abbiamo purtroppo avuto modo di assistere anche nel nostro Comune, per esattezza a Casumaro.
Ambedue le mozioni puntano l’attenzione sui grandi temi che devono rimanere quotidianamente nell’agenda del nostro impegno politico, non solo del nostro partito ma dell’intera sinistra: si ribadisce la centralità del mondo del lavoro, dei suoi diritti: il lavoro visto come elemento determinante per la difesa della dignità della persona.
Oggi il lavoro è sottopagato, insicuro e precario, e ciò impedisce alle nuove generazioni di costruirsi una vita normale e tale da garantire un futuro sicuro, come succedeva alle generazioni passate. I contratti flessibili sono diventati la normalità; la presenza del sindacato è sempre più a rischio e marginale.
Secondo gli ultimi dati Istat il tasso di disoccupazione è aumentato al 7,1%. Tra gli occupati sono poi aumentati gli impiegati a tempo parziale, sia in quanto lavoratori dipendenti (a termine e a tempo indeterminato) che indipendenti. Gli occupati a tempo parziale infatti sono aumentati del 9% rispetto al I trimestre 2007, ma ad essere entrate nel limbo del part-time sono soprattutto lavoratrici donne, aumentate dell’8,7% su base annuale. In termini numerici sono 166 mila le nuove assunte a tempo parziale, cioè oltre la metà tra i nuovi occupati totali. Le disoccupate sono aumentate infatti del 16,8% su tutto il territorio nazionale, contro il 9,5% dei disoccupati uomini. E’ stato rilevato anche che si sta consolidando il divario Nord-Sud: il totale degli inattivi al Sud rimane di 10 punti % oltre la media nazionale.
La condizione dell’immigrato deve essere affrontata da tutti noi con più decisione e senza false reticenze: si tratta ormai di una presenza di proporzioni sempre più rilevanti; una questione che sta diventando esplosiva se non viene da noi compresa e affrontata in modo incisivo in tempi brevi. E’ necessario un forte impegno sul versante dell’integrazione, che significa: casa, scuola e lavoro, ma prima ancora diritti e doveri legati ad una cittadinanza che deve essere riconosciuta a tutti coloro che vivono nel nostro paese. Anche per costoro esiste un problema di sicurezza che può essere garantita esclusivamente dalla fine della clandestinità: le politiche di questi ultimi mesi, così gravemente repressive dello stato di clandestinità sono lesive della nostra concezione di democrazia, ma soprattutto sono funzionali al perpetuarsi di uno sfruttamento selvaggio di mano d’opera tanto più costretta e sottomessa quanto meno viene garantita dalla legge.
Ancora, la difesa della laicità che sola può tutelare i diritti civili capaci di mantenere una società dove ogni persona possa esprimere le proprie convinzioni e operare le proprie scelte: per questo è necessario uno stato libero da vincoli ideologicamente preordinati.
La difesa dell’ambiente, che è diventato ormai l’emergenza principale: lo sfruttamento scriteriato delle risorse ambientali è direttamente legato alle logiche di un profitto senza controlli che sembra rappresentare l’unico parametro accettabile di qualsivoglia forma di sviluppo. Sviluppo e crescita economica vengono rappresentati quali unici obiettivi da raggiungere per garantire benessere a tutti. Le energie del pianeta non sono infinite, la vulnerabilità dell’equilibrio ambientale è ormai concretamente davanti ai nostri occhi. Ed ecco che l’unica soluzione che in questi giorni Berlusconi ha saputo proporre è il ritorno al nucleare; percorso – come tutti sappiamo – assolutamente impraticabile visto che i tempi stessi di progettazione si presentano del tutto fuori dalle necessità a cui dovrebbero far fronte.
Ma tant’è: queste sono le continue, vuote, demagogiche soluzioni che ogni giorno ci vengono annunciate, inutili da un lato e prive di fondamento, ma che servono a costruire consensi e a demolire quella cultura alla democrazia e la coscienza che il progresso può esister solo nel rispetto del diritto di tutti per garantire un futuro fondato sulla pace, che è la cultura che da sempre la sinistra cerca di costruire. E’ la deriva populista che vuole creare paura e sconcerto e che comunque sottintende e alimenta la necessità esasperata da parte di tutti di giungere ad un insensato e continuo consumo di merci quale unico valore dell’esistenza umana.
Ma la vera questione al centro di questo congresso, il nodo che dobbiamo sciogliere, è quello del “che fare”, visto che dalle decisioni che insieme sapremo indicare potrà dipendere la possibilità di arginare il processo di involuzione che ci sta minacciando. Abbiamo appunto due mozioni che danno indicazioni diverse, indicano cioè due percorsi alternativi, anche se io credo si possa sostenere nello stesso tempo che alla fine intendano approdare allo stesso risultato.
L’idea centrale avanzata dalla prima mozione parte dalla considerazione che nel disastro provocato dalla sconfitta sia assolutamente necessario tenere in vita quanto ancora rimane sia sul piano organizzativo che su quello dei programmi costruiti faticosamente nel tempo dalle due forze di partito in campo ancora in grado di rappresentare punti di riferimento per la costruzione, in una seconda fase, di una forte e strutturata sinistra. Bisogna partire da lì. Quindi l’appello ai comunisti, a cui il PdCI ha aderito, per costruire “una prospettiva di unità e autonomie delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (Pdci e PRC) vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi e logiche autoreferenziali”.
Non intende esser una scelta strategica, fine a se stessa, rivolta ad uno scopo di pura difesa identitaria; vuole invece – partendo da dati concreti – esser il primo passo di un processo rivolto a ridare forma ad un partito comunista, il più vasto e coeso possibile, che avrà il compito di proporsi quale strumento in cui si potrà riconoscere larga parte della sinistra e chiunque pensi di aderire sulla base di condivisione degli obiettivi politici e programmatici.
Dopo il fallimento elettorale dell’Arcobaleno, chi si attarda – come sembrano volere parte di PRC e Sinistra Democratica –ad immaginare una generica e confusa “Sinistra” di per sé priva della necessaria struttura organizzativa finisce inevitabilmente, al di là delle più lodevoli intenzioni, per indebolire nell’immediato la capacità di reazione all’offensiva della destra e di fato si muove in una prospettiva di subalternità al Partito Democratico, che tenta (né potrebbe essere altrimenti) di “recuperare” energie a sinistra per la propria causa. Alla proposta del PD, che noi consideriamo deleteria perché priva di prospettive per il futuro del nostro paese, che propone di nuovo – nonostante la sconfitta – l’autosufficienza e al bipolarismo intende sostituire il “bipartitismo”, crediamo assolutamente di dovere rispondere con la riaggregazione politica dei partiti comunisti aperti al dialogo con tutte le forze democratiche, con un occhio sempre rivolto alle proposte del PD e nel contempo disponibili alla più ampia unità nella mobilitazione con tutti i soggetti politici, di partito, di movimento e associativi che compongono l’arcipelago della sinistra italiana.
Diversa la proposta della seconda mozione che parte da una considerazione di fondo: alla domanda “E’ fallito il progetto della Sinistra Arcobaleno o della Sinistra reale?” risponde NO, è fallito solo il progetto S.A.: perché il nostro popolo pretende molto di più di un semplice cartello elettorale, ci chiede coerenza e l’impegno di passare dalle parole ai fatti. Rimane tutta valida la scelta strategica di unire la sinistra su di un progetto chiaro e innovativo: è necessario tenere in campo la nostra proposta di Confederazione della Sinistra” e rilanciarla su un nuovo patto, su un nuovo progetto unitario. Di qui l’intenzione – ribadita ed espressa in modo chiaro - di dare vita in tempi brevi ad una “Sinistra senza aggettivi” capace di ricomporre vecchie fratture storiche, per costruire una casa comune dove tutte le forze della sinistra possano trovare la propria legittima collocazione. La Sinistra va costruita subito, non ci sono i due tempi. Da qui poi la necessità di ricostruire una via di confronto capace di garantire la difesa dei nostri valori, cioè l’unità delle forze di centrosinistra: la mozione di Katia Bellillo analizza in modo in modo preciso ed articolato sia i limiti del governo Prodi, ma vuole sottolineare con forza i risultati raggiunti anche grazie al nostro contributo positivo allo scopo di ribadire che non vi sono alternative alla coalizione di centrosinistra; non vi sono state in passato e non vi sono al presente. E’ sotto gli occhi di tutti che oggi “viviamo in un’Italia più ingiusta, meno libera, meno solidale”.
Ambedue le mozioni chiedono un profondo rinnovamento del partito, che dovrà darsi un’organizzazione più capillare e più vicina ai bisogni di tutti: fondamentale l lavoro verso le nuove generazioni.
E per un processo di concreta trasformazione la seconda mozione chiede un atteggiamento di maggiore apertura da parte dei dirigenti nei confronti dei militanti di base, e a tale scopo ritiene necessario superare la pratica del “centralismo democratico” che di fatto difende logiche che impediscono una reale partecipazione allargata alle decisioni fondamentali che devono accompagnare il processo politico e organizzativo, decisioni a cui dovrebbero invece partecipare tutti coloro che poi ne devono sui territori eseguire i compiti.
Che dire? Sono molti i punti caldi oggi in discussione e differenti le posizioni e le prospettive tra le forze in campo. Noi ci stiamo rivolgendo agli altri soggetti politici e non possiamo nasconderci che – come sempre succede – ciascuno inevitabilmente non può che partire da se e dalla propria collocazione. C’è davvero un insanabile contrasto tra le due mozioni? Voglio solo sottolineare che l’idea forte, di fondo, è comune: costruire una sinistra capace di ridare slancio al nostro progetto di rinnovamento rimane in ambedue i casi il nostro inequivocabile compito storico. Per questo voglio concludere questa relazione invitando tutti superare le reciproche diffidenze per lavorare nell’unità. Di accettare con generosità anche il punto di vista dell’altro.
Gli appuntamenti che ci aspettano sono molto più vicini di quanto noi pensiamo: nella primavera prossima ci saranno elezioni amministrative che riguardano il Comune di Ferrara e tre comuni dell’Alto Ferrarese (Bondeno, S. Agostino e Poggio Renatico), la Provincia di Ferrara, ei infine le europee. E le recenti elezioni amministrative in Sicilia ci hanno visti sconfitti dappertutto.
La situazione è gravissima. Mi auguro che ce ne rendiamo tutti conto.
......................aggiorn. 07.02.09 .............................