l'intervento della segretaria PdCI Elena Grimaldi
Per prima cosa devo ringraziarVi per l’invito che ci avete fatto pervenire e vi porto innanzitutto i saluti del Partito dei Comunisti Italiani. Da tempo stiamo seguendo con grande attenzione i lavori del vostro complesso e difficile congresso e della svolta politica che vi vede protagonisti e che vi sta conducendo alla costruzione di un nuovo, originale soggetto politico, il Partito Democratico, un partito che nasce fortemente voluto da Prodi, Prodi che noi da sempre riconosciamo leader naturale del centro-sinistra, tanto che pur nelle divergenze che talvolta si presentano inevitabilmente, lo abbiamo sempre sostenuto con determinazione e coerenza: siamo consapevoli che questo è l’unico governo avanzato possibile in grado di arginare una destra, o meglio un centro-destra, che non sa distinguere tra contrasto parlamentare e guerra senza quartiere e che continua a on capire l’importanza delle regole stesse su cui si fonda la nostra democrazia.
Il Partito Democratico dunque, come argine, come forte deterrente al berlusconismo, la cui ideologia, il cui linguaggio, la sottocultura che ormai da più di un decennio esalta volontà di sopraffazione e affarismo e frantuma i valori su cui tutte le forze politiche di un tempo fondavano il loro operato: è a un Partito Democratico di questo tipo che noi ci rivolgiamo, augurandovi buon lavoro affinché nel modo più costruttivo tutte le vostre intenzioni raggiungano presto una loro giusta conclusione.
Una sola riflessione desidero qui fare oggi, perché a nostro avviso esiste un problema grande come una casa, a cui noi tutti, noi partiti, dobbiamo prestare attenzione. Un problema che ci deve stare molto a cuore.
La domanda intendo qui oggi farla a voi:
E’ vero che si è prodotto e continua prodursi una lacerazione o meglio un distacco sempre più vistoso tra il mondo reale e quello della politica? O meglio quello dei politici?
E’ vero che in modo sempre più frequente i politici, i partiti (naturalmente ci mettiamo anche noi tra questi) vengono ormai visti da tutti come una casta di potere, autoreferenziale e occupata esclusivamente a coltivare interessi dipartito, quando non addirittura interessi individuali? Riusciremo noi a dare su questo terreno risposte convincenti?
E’ certo che un problema importante esiste: quello della rappresentanza: a chi vogliamo noi dare delle risposte, quali bisogni reali noi intendiamo rappresentare? Il partito, intendo qualunque partito, quando compie le proprie scelte programmatiche su cui costruisce poi il proprio cammino allo scopo di dare rappresentanza a queste o a quelle forze economiche, a questa a o a quella parte del mondo del lavoro e dello studio; quando fa questo, un partito, i partiti che noi qui oggi stiamo costruendo, riesce a davvero ad ascoltare le forze sociali che intende poi rappresentare?
E questa rappresentanza riusciamo, una volta terminata la campagna elettorale, sia che abbiamo vinto e occupatoli luogo delle decisioni; o sia che avendo perso ci troviamo all’opposizione, riusciamo -. Dicevo – a portare avanti il mandato che coloro che ci hanno votato (cioè ci hanno dato fiducia e continuano a guardarci con molta attenzione perché da noi si aspettano le cose che abbiamo concordato); riusciamo – dicevo – a fare fronte all’impegno preso?
Io credo che a queste domande noi dobbiamo dare – tutti insieme e ognuno per proprio conto – delle risposte.
Mi fermo qua, so che via attende un lungo e difficile lavoro e quindi vi faccio a nome del mio partito i miglior auguri nella speranza di ritrovare in tutti voi un prezioso alleato che un partito come il nostro ha sempre pensato di avere.
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