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La Rinascita

di Cento

pdci100@supereva.it

foglio volante del PdCI - sezione di Cento -  luglio 2005

www.pdci-cento.tripod.com

LE MANI SULLA CITTA'

Cosa si nasconde dietro lo “spostamento del Guercino

Quali sono i motivi che stanno dietro la “ricollocazione” (come dice la giunta “civica”) della statua del Guercino, o meglio dietro  la sua “detronizzazione”?

La giustificazione ufficiale data dall'amministrazione è che bisognava intervenire in quanto la statua rovinava la visione della Rocca. Si sono spesi 36 mila euro per eliminare un ipotetico disturbo prospettico?  In tempi di crisi economica e di restrizioni finanziarie per i comuni, questa motivazione viene avvertita come un inno allo spreco prima ancora che dotata di poca credibilità. E infatti i centesi continuano a chiedersi per quale motivo il Guercino è stato messo in un angolo. E un'altra giustificazione che si fa largo è quella culturale: si tratterebbe cioè di riparare ad un danno portato dal regime fascista al Guercino, con il trasloco subito nel 1934 dalla statua, tolta dalla piazza omonima per essere collocata all'inizio del corso Guercino. Questa motivazione risulta del tutto falsa, e tutti i centesi infatti ne ridono: l'Amministrazione (prendendo per il naso anche la Sovrintendenza) ha gabbato per una ricollocazione lo spostamento-abbassamento in un ANGOLO della statua che per i primi 72 anni della sua storia svettava al CENTRO della piazza. La reale giustificazione dello spostamento sta nel fatto che la giunta civica vuole fare largo alle esigenze di un imprenditore privato (al quale è stata affidata la gestione per il decennio 2005-2014) che cerca una piattaforma per le sfilate del Carnevale scambiando una città storica medievale unica nella sua specificità - per un palcoscenico di plastica.

Piazza Guercino – 1890 circa

Il primo tempo di tale operazione è stato il repentino abbattimento nella scorsa consiliatura civica - degli alberi del piazzale della Rocca. Il secondo, il taglio di metà degli alberi dei giardini

Bassi,  che consente l'occupazione dello spazio verde per stand e strutture carnevalesche. Il Comune non ha reso pubblico l'atto contrattuale conclusivo di affidamento decennale del Carnevale. Perché tutta questa riservatezza? E negata ogni TRASPARENZA nella gestione della cosa pubblica.

Nel frattempo le società dei carristi chiedono di essere sostenute finanziariamente e ritengono che sia il Comune a doverlo fare, senza passare attraverso  mediazioni, e cominciando a pagare gli arretrati per gli ingaggi delle passate stagioni.

La tradizione del Carnevale, che affonda le radici nella storia locale di cinque secoli fa, è portata oggi avanti con piena responsabilità dalle società carnevalesche, che raccolgono le esperienze tecniche e  culturali caratteristiche dell'evento. Su questa strada lontana dall'affarismo fine a se stesso - hanno sempre avuto l'appoggio dei centesi.

Carnevale a Cento - 1905

La trasformazione di Cento in una piattaforma carnevalesca si inquadra in un disegno più generale, che è quello della cementificazione del territorio e della riduzione degli spazi pubblici e verdi, sviluppatasi di pari passo con il procedere del governo apolitico della città. Alti indici di edificabilità, in una città già ad alta densità abitativa, hanno portato ad una saturazione della periferia urbana, mentre il centro storico ha subito un progressivo degrado, laddove palazzi storici sono spariti per fare posto ad anonimi centri commerciali o ad uffici che alla sera si svuotano, mentre i servizi assistenziali  e scolastici del centro sono stati trascurati. Il destino futuro di Cento si gioca primariamente sul terreno della pianificazione territoriale, che si annuncia carica di interventi speculativi se avrà seguito tutta la serie di varianti recentemente approvate dalla giunta civica all'interno di un Piano Regolatore che persegue il malaugurato obiettivo della trasformazione di Cento in città dormitorio al centro, e di città completamente cementificata in periferia (con una proiezione al 2009 nel PRG di quasi 50 mila abitanti), mentre l'offerta di servizi  e spazi pubblici risponde alle esigenze di una città di 15 mila abitanti. Come considerazione finale, aggiungiamo che oggi NON esiste nessun intervento per l'edilizia residenziale pubblica (anzi, si vende parte del patrimonio comunale, a fronte di un continuo aumento delle richieste di accesso al servizio), NON esiste spazio alcuno per l'edilizia popolare, NON viene programmato né facilitato l'intervento a sostegno dell'affitto.

E' ovvia l'esigenza di cambiare amministrazione, se si vuole salvaguardare Cento come bene storico e  produttivo, e se si vogliono difendere gli strati della popolazione più colpiti dalla crisi economica.

Catullo Nalin, consigliere provinciale del PdCI

UN PROGETTO DI CONDIVISIONE: l’associazione MONDO UNICO

I recenti attentati di Londra hanno risvegliato in tutto il mondo quella paura, che si era da poco assopita, dopo le bombe ad Atocha dell’11 marzo 2003; la strategia del terrore, l’agire per la morte vigliacco del radicalismo islamico fa temere ciascuno di noi per la propria vita incanalandoci nuovamente in quella psicosi collettiva assaggiata la prima volta dopo il crollo delle torri gemelle. Le quotidiane azioni di integrazione che in Italia, in Europa, nel mondo si animano tra cittadini di paesi diversi sembrano vanificarsi davanti allo scempio della carne innocente macellata e straziata dalla bombe di chi vuole spaccare il mondo calandolo in uno stato d’eccezione globale in cui due civiltà sono in perenne conflitto. Qualunque forma di terrorismo va condannata indipendentemente dalla sua ispirazione politica o religiosa (il jihad di al Qaeda non è il jihad islamico), ma subito dopo lo sfogo unanime e necessario contro questa assurda violenza, bisogna tentare di ricercarne la causa, ricercare le sue radici per strapparle dall’interno, poiché se cerchiamo di fargli solamente la guerra inevitabilmente il terrorismo si trasformerà in fenomeno universale. Dobbiamo opporci alla logica del bene contro i Satana della terra che gli Stati Uniti e al Qaeda hanno fatto propria nel combattere il nemico, ma si sa bene che chi si maschera dietro la tesi dello "scontro tra civiltà" ha uno scopo politico ed economico di dominio che ha poco a che vedere con la civiltà.

I grandi laboratori di condivisione di cultura ebraica, cristiana e mussulmana dei secoli passati a Damasco, Baghdad, e in Andalusia devono essere oggi i modelli per un’autocoscienza individuale e collettiva della propria cultura d’origine per costruire esperienze comuni tra italiani e cittadini stranieri all’interno della nostra comunità; l’associazione culturale MONDO UNICO vuole tentare di proporre questo tipo di esperienza sul territorio di Cento; anche se nata solo dal novembre del 2004, raggruppa già decine di immigrati da tutto il mondo e progetta di avere un ruolo importante di partecipazione alla vita pubblica sul territorio centese (e non solo) riconoscendosi nei valori laici e democratici previsti dalla nostra Costituzione. Scopo dell’associazione è l’integrazione dei cittadini stranieri nel territorio e la costruzione di strumenti informativi ad uso sia della popolazione locale sia degli immigrati stranieri e volti anche a incentivare la collaborazione tra più istituzioni, enti e soggetti pubblici del territorio al fine di realizzare un intervento in rete.

Da pochi giorni l’associazione ha inaugurato il suo sito internet, www.mondounico-cento.com, purtroppo l’articolo inaugurale sulla prima pagina è stato quello dedicato alle stragi di Londra del 7 luglio in cui il comitato esecutivo condanna con forza lo scellerato e infame atto terroristico cercando di chiarire la propria posizione, che è anche quella della grande maggioranza dei mussulmani e di tutta l’opinione pubblica mondiale, vale a dire che "la logica del terrore e della paura non può assolutamente giustificare nessuna ingiustizia, ma è solo uno strumento vile per fermentare più odio, più paura, più discriminazione razziale, più povertà, più disuguaglianza sociale e più distruzione". MONDO UNICO esprimendo il suo cordoglio alle famiglie delle vittime e a tutta la cittadinanza londinese e britannica auspica che "questi atti crudeli non diventino, in nessun modo, il preludio di una discriminazione indistinta rivolta ai cittadini stranieri musulmani ed in generale alla cittadinanza straniera non UE"; e questo è quello che ci auguriamo anche noi confidando nella coscienza e nella responsabilità delle istituzioni, degli organi politici italiani, nonché della stampa nazionale e locale per ricercare un’integrazione tra culture, punti di vista e valori diversi invece di uno "scontro di civiltà", modello inaugurato quella mattina dell’11 settembre di 4 anni fa a New York.

Marco Belli (mediatore culturale)

 

PAGINA DUE

Lettera aperta                        

di Franco Grandi  presidente della Polisportiva di Cento

 La Polisportiva Centese ha sempre brillato di luce propria, ad esempio il settore giovanile della Pallanuoto ci ha regalato il primo posto ai Campionati Regionali categoria Ragazzi, nonché la terza piazza ai Campionati Allievi e ancora un bel primo posto con la rappresentativa zonale agli Italiani UISP. Il settore Tiro alla Fune ci ricorda l’appuntamento per settembre con i Campionati Europei a Cento. Il settore Triathlon e Duathlon sta facendo molto parlare di sé per i brillanti risultati conseguiti […] con ragazzi che ogni anno investono denaro per gareggiare in blasonate competizioni internazionali. Il settore Podismo, che riesce a coinvolgere 2-3 mila concorrenti ogni anno. Il settore Calcio amatoriale che quest’anno ha effettuato un ottimo campionato di vertice in lotta.

Renazzo, tiro alla fune 1930 circa  

Nonostante ciò […] senza motivi apparenti i fulmini della nostra sindaca e di parte della  giunta comunale si sono riversati contro la Polisportiva Centese che dovrà ben presto chiudere, nel vero senso della parola, gran parte delle sue attività sportive mentre i settori che resteranno in vita dovranno essere ridimensionati […]. Altre società  sportive, completamente sommerse dai debiti, sono state e saranno aiutate da questa Giunta, con gestione di impianti e quantaltro, probabilmente perché società di capitale appartenenti a “settori professionistici”. La Polisportiva Centese invece, per due anni consecutivi non è mai stata ricevuta dalla Sindaca.

[…] Ben presto perderemo anche le squadre giovanili di Pallanuoto, dopo aver già perso la squadra militante in serie D, trasferitasi a Finale Emilia ed il Nuoto scissosi per metà a Pieve di Cento  e l’altra metà a S. Giovanni in Persiceto; tutto questo perché la Sindaca e sua Giunta non hanno voluto ammodernare con solo 50 mila euro di spesa la Piscina, spendendo invece milioni di euro per altri sport, comprese saune idromassaggi e cucine. Già adesso la Polisportiva Centese non è più in grado di assolvere ai compiti per i quali è stata creata, cioè permettere a qualsiasi comune cittadino di praticare sport in maniera pulita e a prezzi contenuti, con lo scopo di aggregare e formare soprattutto giovani generazioni.  Lo sport è divenuto un privilegio per soli benestanti.

Trascorsi ben 27 anni di quasi ininterrotta presidenza, ringraziando di cuore tutti i collaboratori e gli atleti e quanti ci hanno sostenuto con dedizione, intendo con rammarico presentare pubblicamente le mie dimissioni dalla carica di Presidente di questa importante e storica società sportiva, sperando vivamente che il mio gesto possa servire ad addolcire i rapporti tra la Polisportiva Centese e l’Amministrazione comunale di Cento, sindaca in testa.

Cordiali saluti.                     Cento, 7 luglio 2005

Il "Santissima Annunziata": due parole sul "nostro ospedale" dei Centesi.                                                                  

Qualche mattina fa, mentre mi accingevo ad acquistare il solito quotidiano, mi sono imbattuto in un simpatico scambio di opinioni avvenuto all’interno dell’edicola.

Impegnate nella animata conversazione, un gruppetto di signore di poco oltre la mezza età e, fatto evidente!, con una lucidissima visione del mondo e della realtà in cui vivono.

Il tema principale di confronto di quella mattina era la situazione in cui versa la sanità centese e, nello specifico, l’ospedale Santissima Annunziata.

Spero senza incorrere nel pericolo d’annoiare, voglio riportare un passo della discussione, citandone le parole per esteso e omettendo, a dire il vero un po’ a malincuore, solamente il dialetto e il suo genuino calore espressivo.

“Chissà perché, qui” rifletteva con sottile sarcasmo una delle astanti “per sistemare una parte di struttura dell’ospedale pubblico servono anni… mentre per costruire un ipermercato privato, tra l’altro in un punto strategico della città e con un parcheggio immenso, hanno impiegato solo pochi mesi…”

Un quesito, questo, che reputo assai intelligente. Un ragionamento che è quasi un’icona del momento che vive la sanità pubblica e, con essa, il “nostro ospedale”, come amano (o amavano?) chiamare i centesi il Santissima Annunziata.

E’ vero, infatti, che è da un tempo infinito che la struttura del “Santissima Annunziata” mostra il lato sud orribilmente deturpato da reti metalliche, impalcature e cataste di materiale edile sistemate alla meglio in ogni angolo e ben visibili dal parcheggio (dal minuscolo parcheggio, da tempo assolutamente insufficiente ad accogliere anche solo una parte dei mezzi dell’utenza, dei visitatori e dei dipendenti).

Ed è ovvio dico io, semplicemente ovvio!, che qualcuno si chieda come mai un ospedale pubblico si trovi a boccheggiare malamente nel cuore della città, sgomitando tra case e palazzi e strade strette e corili, mentre un enorme ipermercato di una catena privata trovi una rapida sistemazione e costruzione in un luogo (Bivio Dondini, verso Corporeno) che sarebbe una meraviglia proprio per l’ubicazione del nosocomio cittadino (provate a pensare…  verrebbe a trovarsi sulla Via Statale, sulla Via Ferrarese, in periferia ma allo stesso tempo a due passi dal Centro, strategicamente adatto al rapido trasferimento dei malati verso le strutture ospedaliere di Modena, Ferrara e Bologna e, soprattutto, con la possibilità logistica di un grande parcheggio, condizione fondamentale per un luogo di cura in cui, facile capirlo, si recano anziani e persone spesso in difficoltà ad affrontare consistenti tragitti a piedi).

E’del tutto innegabile che, almeno da un punto di vista strutturale, il “Santissima Annunziata” stia mostrando delle enorme fatiche nel rispondere alle esigenze di una popolazione che negli ultimi anni s’è accresciuta nel numero, con picchi demografici vertiginosi,  facendo contestualmente registrare anche (questo su scala nazionale) un aumento considerevole, in durata, della vita media: di fatto, oggi c’è una popolazione numerosa nella quale sono molti gli anziani che abbisognano di cure ospedaliere. Stando alla realtà, che poi riflette quel che si dice in città e quel che spesso si scrive sulle cronache locali dei quotidiani ferraresi, allo stato attuale capita spesso che i pazienti al “Santissima Annunziata” vengano ricoverati in barella, magari dopo estenuanti attese nei locali del Pronto Soccorso. Oppure capita di sentirsi dire che nei reparti di Medicina non c’è posto e quindi i pazienti devono soggiornare in altri reparti, per periodi più o meno lunghi, pur essendo affetti da patologie di pertinenza medica.

Certo, le figure competenti e le istituzioni rappresentanti la sanità centese potranno dire (anche a ragione, è vero) che il problema è ben più ampio e va ad investire anche gli ospedali delle città più grandi (vedi il Sant’Anna di Ferrara), ma, questo lo si deve concedere, quando si parla di malattia e di ospedali si fatica a considerare il mal comune come reale mezzo gaudio.

Dato sicuro e finalmente constatato da tanti, è che stiamo pagando a prezzo assai salato le scelte politiche di un governo che ha continuato a “tagliare” le spese alle “voci pubbliche” di Sanità, Scuola, Servizi Sociali, non considerando che queste istituzioni pubbliche sono le fondamenta per una società democratica che vuole essere in grado di affrontare le esigenze e i problemi dei singoli, e soprattutto di quei singoli meno facoltosi (…ma questo governo ha mai dato prova di interessarsi realmente alle fasce sociali con meno possibilità? Onestamente pare di no).

pure, questo siamo ben felici di urlarlo con forza, in un contesto generale che promette poco di positivo, la sanità centese ha messo a segno un grosso risultato, ovvero l’istituzione del servizio di Risonanza Magnetica Nucleare che, fatto fondamentale, ci aiuta a sperare in un futuro sanitario dalle tinte meno cupe (e tanto per capire quanto fosse il bisogno a Cento di questa nuova metodica diagnostica, basta comporre il numero del Centro Servizi e chiedere i tempi d’attesa per una risonanza -per esempio di spalla, tanto per citare un caso reale accaduto al sottoscritto-; vi risponderanno che si è già nell’ordine di mesi…).

Quindi, siccome non vogliamo incorrere nelle solite, un po’ obsolete, critiche e accuse di disfattismo di sinistra fine a se stesso, desideriamo chiudere questa breve riflessione sull’Ospedale Santissima Annunziata proprio sottolineando la benedetta nascita di questo fondamentale servizio di diagnostica, con la speranza, forse un po’ patetica ma assolutamente sincera, che la gente di Cento possa ritornare a parlare di questo “nostro ospedale” con orgoglio e sicurezza, e non lasciando trasparire quei timori, così attuali, riguardanti la sua reale efficienza; timori che oggi serpeggiano velenosi nell’aria pacata di Piazza Guercino  -provate a chiedere dell’ospedale a qualche “piazzaiolo” incallito, che Cento di sicuro la conosce assai bene…- e che sovente fanno respirare una sottile(ma proprio così sottile?) sfiducia verso l’ospedale e la sua gestione.   

a cura di Nico Landi - operatore del settore sanità

 

.........................aggiorn. 06.01.08.............................