tome

introduzione

1-Cronologia sui crimini nazifascisti nella Bassa Bolognese 2-La Brigata Nera di Pieve di Cento 3-La 2° Brigata Garibaldi “Paolo 4-Gli otto fratelli Govoni 5-I prelevamenti 6-Il dopoguerra e i processi 7-Referenze

4-Gli otto fratelli Govoni

I sei fratelli maschi e l' ultimogenita Ida, figli di Cesare Govoni e di Caterina Gamberini, furono prelevati, uccisi e gettati in una fossa comune ad Argelato con altri 10 prelevati dalla BASSA BOLOGNESE l'11.5.1945 da un gruppo di partigiani che avevano fatto parte della “II Brigata Paolo”. Durante il terzo processo per indagare su questi delitti, tenutosi nel 1951-52, furono ascoltati diversi cittadini di Pieve, i quali confermarono che solo Dino e Marino erano iscritti al PFR e avevano militato prima nella GNR e poi nella Brigata Nera, e contestualmente dissero che tutta la famiglia Govoni, pur non aderendo formalmente alla RSI, “simpatizzava apertamente con fascismo[CASELLI 2010,124].Secondo ONOFRI 1994 le azioni violente che portarono all'uccisione dei 7 Govoni e, di altri 8 brigatisti di Pieve, e di 10 fascisti di S. Giorgio di Piano furono opera di specifici gruppi di partigiani, ma non avevano – contrariamente a quanto sostiene la pubblicistica di destra avviata da PISANO' e ripresa acriticamente in molte pagine web – la copertura del Partito Comunista. E' comunque un fatto che all'inizio degli anni '90 esponenti del PCI emiliano ammettono che da parte della dirigenza comunista all'epoca vi era stato “un atteggiamento di tolleranza e a volte anche un legame stretto con coloro che attuavano operazioni di soppressione e di violenza[CASELLI 2010, 155].





 Dino 40a (4 luglio 1904) primogenito, falegname, coniugato con Elisa Campanini. All'atto della costituzione della RSI (settembre 1943) si iscrive al PFR e poi entra nella Brigata Nera di Pieve [VESPA 2005, 96-98; secondo PANSA 2003,278-280 Dino era legionario RSI]. Secondo UBOLDI 2004,306 “solo due avevano aderito al fascismo; PIGNAGNOLI 1961,70 scrive “I fratelli Govoni erano di idee fasciste...ma solo Dino e Marino erano repubblichini. Il giudice istruttore che indagava sull'uccisione dei fratelli Govoni arrivò alla “documentata certezzache Dino (come anche Marino) apparteneva al PNF con militanza nella GNR prima (vedi anche una fonte web di destra), e nella B.N. poi , ed era voce corrente che avesse partecipato a rastrellamenti e saccheggi a Funo d'Argelato e altrove [CASELLI 2010,120-124]. Il 17 marzo 1945 è presente insieme ad Augusto alla eliminazione di Giovanna Cevolani e al tentato omicidio e “sotterramento” del di lei marito Ido Cevolani ( che testimonierà nel senso del riconoscimento dei due fratelli della cognata Ida Govoni) [CASELLI 2010,120-121]. In divisa da brigatista nero operava posti di blocco nella zona: in una di queste occasioni Ido Cevolani lo vide fermare un giovanissimo disertore, trattato con estrema violenza e consegnato ai tedeschi che lo mandarono in un campo di concentramento in Germania. Subito dopo il 25 aprile viene interrogato al comando partigiano di Pieve di Cento e trattenuto (insieme a Marino) per alcuni giorni prima di essere rilasciato. Secondo una fonte orale centese 2011 nelle settimane successive al 25 aprile uno dei più giovani fratelli Govoni [forse Primo l'ultimogenito maschio ndr] si sarebbe mostrato preoccupato per il comportamento dei fratelli maggiori e avrebbe confidato ad un amico “I miei fratelli ne hanno fatto tante che ho paura di rimetterci anch’io... ci faranno ammazzare tutti.  Il figlio Cesare ( n.1940) è stato assessore a Cento nella giunta di destra nel 2006-7 ed è candidato PdL 2011 per il consiglio comunale di Cento).

Marino 34 (19 agosto 1909),  contadino, combattente d’Africa, all'atto della costituzione della RSI (settembre 1943) si iscrive al PFR e poi entra nella Brigata Nera di Pieve [VESPA 2005, 96-98; secondo PANSA 2003,278-280 era  brigadiere GNR].Coniugato, aveva una figlia. Secondo Elisabetta Pollini, cui era sentimentalmente legato, Marino apparteneva alla Brigata Nera a Massalombarda (RA) la quale aveva compiuto insieme ai nazisti l'eccidio del 17 ottobre 1944 in cui persero la vita 22 civili. La Pollini, interrogata dal CLN di Massalombarda, aveva confermato la partecipazione di Marino alle azioni di rappresaglia del 17 ottobre, e in particolare all'eccidio delle famiglie Baffè e Foletti [CASELLI 2010,123-124]. Anche secondo una fonte web di destra aveva militato nelle BB:NN. di Massalombarda. Dopo avere prestato servizio nelle BB.NN. in provincia di Ravenna, era stato trasferito in provincia di Parma . In base al magistrato inquirente sull'uccisione dei Govoni era sospettato presso l'opinione pubblica di partecipazione a vari episodi di violenza. In unudienza del processo svoltosi nel dopoguerra venne sentito il padre dei Govoni che affermò che i suoi due figli Dino e Marino erano Brigatisti neri [CASELLI 2010,125 e passim]. Subito dopo il 25 aprile viene interrogato al comando partigiano di Pieve di Cento e trattenuto (insieme a Marino) per alcuni giorni prima di essere rilasciato. Successivamente, nella casa colonica dei Govoni, ospita insieme alla sorella Maria due giovani partigiani di Pieve, Ferruccio Pedini e Armando Taddia [CASELLI 2010,98]. L'8 maggio – secondo quanto deporrà il sindaco Anselmo Govoni – una ventina di partigiani giunti dalla Romagna pretendeva la consegna di alcuni fascisti pievesi che si trovavano rinchiusi in caserma: fu solo per la fermezza nel diniego da parte del sindaco e dei due professori che lo accompagnavano - Aldo Berselli ed Enrico Campanini – che i romagnoli desistettero dal prelevamento [CASELLI 2010,105].

Maria 33a nel 1945, unica sopravvissuta, probabilmente perché ritenuta assolutamente estranea ad azioni di contrasto al movimento resistenziale [CASELLI 2010,142]. PISANO'-PISANO' 1992,391 sostengono che fu casualmente risparmiata perché si era trasferita con il marito ad Argelato, ma nei giorni immediatamente successivi al 25 aprile, nella casa colonica dei Govoni, Maria ospita due giovani partigiani di Pieve, Ferruccio Pedini e Armando Taddia, e a fare spuntino con loro è anche il secondogenito Marino [CASELLI 2010,98].

Emo 32 (24 maggio 1913), falegname, coniugato da poco tempo in base all'istruttoria del dopoguerra era stato iscritto al PNF, pur non risultando d'aderire alla RSI [CASELLI 2010,125].

Giuseppe 30 (8 aprile 1915), contadino, coniugato con Lina Bonzagni, padre da tre mesi, in base all'istruttoria del dopoguerra era stato iscritto al PNF, pur non risultando d'aderire alla RSI [CASELLI 2010,125].

Augusto 27 (1 agosto 1918), contadino, celibe. Il 17 marzo 1945 alle ore 22 circa avrebbe presenziato insieme a Dino alla eliminazione di Giovanna Cevolani e al tentato omicidio e sotterramento del di lei marito Ido Cevolani ( che testimonierà nel senso del riconoscimento dei due Govoni, da lui conosciuti in quanto fratelli di Ida Govoni sposata con il fratello di Ido, Angiolino). Ido – dopo esser stato colpito da arma da fuoco al costato e da un colpo di accetta alla testa, viene denudato e seppellito vivo. E' lo stesso Ido a raccontare i fatti agli inquirenti nel novembre 1952: lui stesso riconobbe tra i brigatisti due fratelli della cognata Ida, e precisamente Dino e Augusto Govoni. All'epoca del suo tentato omicidio Ido si era finto morto, ma era cosciente e aveva sentito espressamente qualcuno dire ad Augusto “prendi il manarino (l'accetta ndr) che prima di buttare giù la terra gli rompiamo le ginocchia. Secondo l'allora commissario prefettizio di Argelato Paolo Passanti, che abitava presso le scuole elementari di Venenta, e che aveva dato i primi soccorsi a Ido circa un quarto d'ora dopo il suo seppellimento, trovandoselo nudo davanti alla porta di casa, ferito con arma da fuoco sotto il costato e con una ferita da arma da taglio alla testa che metteva a nudo ls scatola cranica, “in paese si diceva che la moglie era stata uccisa dai colleghi della GNR del marito per vendicarsi della sua diserzione. In base al magistrato inquirente sull'uccisione dei Govoni, risulta che Augusto era sospettato presso l'opinione pubblica di partecipazione a vari episodi di violenza [CASELLI 2010,125]. Secondo una fonte orale centese 2011 nelle settimane successive al 25 aprile era solito farsi accompagnare a casa in bicicletta dall' amico coetaneo pievese Renato Govoni (1919-1978), cui dava appuntamento alla sera in piazza a Pieve, per raggiungere la casa colonica paterna situata fuori paese, all'inizio della strada per Mascherino.

Primo 22 (24 marzo 1923), contadino, celibe. In base all'istruttoria del dopoguerra era stato iscritto al PNF, pur non risultando d'aderire alla RSI [CASELLI 2010,125].

Ida 20 (12 marzo 1925), sposata da un anno con Angiolino Cevolani a Venenta di Argelato, aveva una figlia di due mesi. Andò sposa in casa di certi accesi comunisti di Argelato” [PIGNAGNOLI 1961,70]. Era “di sentimenti fascisti” e “molto probabilmente- secondo l'istruttoria avviata nel dopoguerra - aveva segnalato a Dino ed Augusto la diserzione dalla GNR del cognato Ido Cevolani costituendo la “causa principale, ancorché involontaria” dell'uccisione – il 17 marzo 1945 verso le ore 22 - della moglie di Ido Cevolani, Giovanna, e del tentato omicidio di Ido, colpito dagli stessi brigatisti neri che pochi istanti prima con una raffica di mitra avevano ucciso la moglie [CASELLI 2010,121-125]. Il pievese Gelindo Govoni dichiarò che nei giorni precedenti l'arrivo degli alleati a Pieve fu testimone, a casa Govoni, di un dialogo tra Marino e Ida che era venuta a trovarlo in bicicletta e si mostrava preoccupata, a seguito dell'omicidio della cognata Giovanna: “Ho paura! Voglio venire via con te! Non dormo più! Se non avessi parlato ora non avrei paura!. Marino in risposta le avrebbe prospettato di consegnarle un mitra dicendole però che lei doveva rimanere a tutti i costi nella casa dei suoceri Cevolani ad Argelato. L'asserito episodio non venne però confermato dalla vedova di Giuseppe Govoni [CASELLI 2010,139-148]. Di Ida viene detto da antikom89 Anticomunista Certificato [registrato: 03/04/08 11:14 in  un web anticomunista - messaggio inviato: Dom Gen 25, 2009 12:16 pm Oggetto: Eccidio di Argelato (uccisione fratelli Govoni)]: "..Sette vittime erano fratelli ... di cui due soltanto erano fascisti ... una era una donna di 20 che in passato aveva collaborato con la polizia fascista e resasi complice di massacri di padri di famiglia ed esecuzioni sommarie...". Nei giorni di poco precedenti la Liberazione del 24 -25 aprile 1945 Ida andò a casa dal fratello Dino, manifestando una grande paura per quello che poteva succederle e il fratello le offrì un mitra ( teste al processo 1952-53. A che cosa serviva un’arma simile ad un falegname?).

.............aggiorn.01/05/11 .............................