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Irma Bandiera



sul tavolo dell'Istituto di Medicina Legale di Bologna il corpo di Irma Bandiera catturata ad Argelato dai brigatisti neri – tra i quali uno di Pieve secondo una testimone diretta – vedi CASELLI 2010,119 - (immagine tratta dalla "fotostoria" della Lotta di Liberazione nel bolognese di Luigi Arbizzani - fonte web)

Nata a Bologna l’8 aprile 1915, «Mimma», da Angelo e Argentina Manferrari; ivi residente nel 1943. Licenza elementare. Aderente al PCI 
Di famiglia benestante, moglie e madre. Dall'1/10/43 aderisce alla Resistenza, staffetta nella 7a G.A.P. Il 6-7 agosto 1944 fu catturata dai nazifascisti, a conclusione di uno scontro a fuoco, mentre si apprestava a rientrare a casa a San Giobbe di Argelato, dopo aver trasportato armi nella base di Castelmaggiore della sua formazione. Con sé Irma aveva anche dei documenti e fu catturata insieme ad Alberto Cacciari, la cui moglie testimoniò che tra il gruppo dei brigatisti neri che eseguirono l'arresto riconobbe uno di Pieve [
CASELLI 2010,119]. Fu portata dapprima a S.Giorgio di Piano e poi a Bologna. Per sei giorni i fascisti la seviziarono. Alle operazioni antipartigiane a Funo e Argelato partecipavano anche i brigatisti neri di Pieve di Cento. Secondo Caselli non esistono documenti a sostegno della colpevolezza dei Govoni, anche se “è probabile che qualcuno di loro, svolgendo compiti di polizia in quella zona, di competenza della Brigata Nera di Pieve, abbia partecipato all'azione che portò alla cattura della staffetta partigiana e, forse, alla sua morte” [CASELLI 2010,120].

Fu portata di fronte alla casa dei genitori per spingerla a confessare i nomi dei compagni. I fascisti infierirono sul suo corpo, la accecarono e poi la trasportarono ai piedi della collina di San Luca, al Meloncello di Bologna dove le scaricarono addosso i loro mitra. Il corpo fu lasciato come ammonimento per un intero giorno sulla pubblica via (web anpi). Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria come “prima fra le donne bolognesi ad impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà”.



La giornalista del Resto del Carlino Magda Barbieri in un articolo degli anni '60 dal titolo “Quei morti sbagliati” afferma che secondo il presidente dell'ANPI di Bologna BUGINI “tra i fratelli Govoni c'erano i torturatori di Irma Bandiera[fotocopia articolo in PIRINA 2004, II,294]. Secondo le dichiarazioni di un ex partigiano i due fratelli Dino e Marino Govoni erano stati tra i torturatori della staffetta, catturata dai tedeschi e consegnata ai fascisti, uccisa il 14 agosto [il 13 secondo le ricerche di ARBIZZANI]. PANSA 2003,280, che riporta le dichiarazione del partigiano fatte 40 anni dopo i fatti, sostiene che"...anche questa accusa cosi tardiva rimase indimostrata". Viceversa VERGALLI 2006 dei Govoni scrive che “due di loro sono ritenuti i carnefici di Irma Bandiera a Bologna.
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Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri, Bologna: Comune, Istituto per la storia di Bologna, 5 voll., 1985 -2003

Susy Bottonelli, 128 donne bolognesi caddero combattendo, in "Resistenza oggi Bologna : 50. della resistenza", pp. 31-32

DE MICHELI 1954 Mario De Michel, 7a GAP ( prefazione di Arturo Colombi), Roma : Edizioni di cultura sociale, 1954.

Renata Viganò, Irma Bandiera eroina nazionale, in Bologna è libera. Pagine e documenti della Resistenza, a cura di Luigi Arbizzani, Giorgio Colliva, Sergio Soglia, Bologna, ANPI, 1965, pp. 73-74
La chiamavano Mimma (web)

Chiara Ingrao,
Soltanto una vita, Baldini Castoldi 2005 presenta anche la figura di Irma Bandiera. 

Approfondimenti in VERGALLI 2006)


.........................aggiorn.03/05/11.....